Disuguaglianze globali e povertà locali e l’attualità del pensiero di Carlo Levi e Manlio Rossi Doria.

 

Di Carmine Nardone

La povertà dei contadini di ieri, l’emigrazione e i tumultuosi sradicamenti delle comunità rurali nel mondo di oggi: il mondo di Carlo Levi di Manlio Rossi Doria mostra  valori e contenuti universali di straordinaria attualità. la ragione principale è che le disuguaglianze di oggi come quelle di ieri colpiscono in molte parti del mondo principalmente i contadini e i lavoratori della terra.  Si stima che nel mondo ci siano circa 757 milioni di adulti e 115 milioni di giovani che non sanno né leggere né scrivere (Fonte: United Nations | Unesco). Le donne rappresentano i due terzi sul totale degli analfabeti adulti. Il continente più colpito è l’Africa. L’analfabetismo ha delle cause ormai radicate e conseguenze gravi per la vita delle persone. La causa principale è la povertà.  Nei Paesi più poveri del mondo le scuole sono spesso troppo care e irraggiungibili e, nelle zone rurali, in molti casi non esistono nemmeno. La povertà provoca anche disuguaglianza di genere. Le famiglie più povere non possono permettersi di far studiare tutti i loro bambini. Allora si preferisce mandare a scuola  qualche figlio maschio, mentre le bambine restano a casa costrette a lavorare e a sposarsi molto presto e con uomini molto più grandi di loro.  Le disuguaglianze sono come le ciliege: una tira l’altra. L’analisi dei redditi pro-capite ci segnala squilibri tali tra i diversi Paesi  che l’espressione ‘aiutiamoli lì’  appare nel migliore dei casi  un miserevole alibi  alla voglia di fuga  dalle responsabilità di governo di un processo epocale. Secondo i dati La distribuzione ineguale dei rischi tra le popolazioni e i territori è tra le più duali e inique dell’umanità. Secondo Ulrich Beck la società moderna non può evitare di convivere con essi, che finiscono per essere “destino naturale della civiltà che ammette conseguenze indesiderate, le distribuisce e le giustifica” (Ulrich Beck 2001)[1]. Il punto cruciale è chi definisce l’accettabilità o meno dei rischi e la distribuzione equa degli stessi. Finora nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo storicamente riscontrato una distribuzione ineguale in rapporto a diversi fattori:

-sociali (ricchi e poveri);

-generazionali (benefici immediati e rischi posticipati);

-territoriali (distribuzione ineguale tra paesi ricchi e paesi poveri);

– strategie di sviluppo (rischi accettabili per le economie di mercato e le economie pianificate e inaccettabili per uno sviluppo sostenibile come nel caso della perdita di biodiversità vegetale e animale).

Alle storiche diseguaglianze di natura economica e sociale del ‘900 si aggiungono quelle del nuovo millennio: –

-distribuzione ineguale della conoscenza (condizioni peggiori per le comunità rurali);

-distribuzione ineguale dei danni ambientali e climatici. (vittime prioritarie le comunità rurali: alluvioni, perdita di fertilità dei suoli, desertizzazione e desertificazione). Naturalmente il carattere delle disuguaglianze e delle conseguenze delle stesse alimentano le connotazioni sociali dei flussi migratori. Distribuzione ineguale più devastante di tutte le componenti è quella tra generazioni attuali e generazioni future. Nel 2015, secondo Oxfam, 62 persone hanno accumulato la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone (la metà più povera della popolazione mondiale). Nel 2010 le persone che avevano una ricchezza pari a quella del 50 per cento più povero della popolazione mondiale erano 388, nel 2014 erano 80. Disuguaglianze gigantesche e crescenti senza radicali risposte politiche. I poveri ormai rappresentano un passaggio epocale dalle lotte dei secoli scorsi per migliorare la loro condizione alla considerazione ‘strutturale’ degli stessi come ‘scarti’ ineluttabili del mondo globalizzato. I poveri urbani senza welfare non alimentano i mercati e a differenza dei poveri rurali è ancor più difficile procurarsi del cibo. Il significato dell’espressione “disuguaglianze globali” è stato esplicitato in particolare da Luciano Gallino (2005)[2] per accostarsi ad esse può esser utile citare alcuni casi che riguardano, nell’ordine, la speranza di vita alla nascita, l’istruzione, l’abitazione e il consumo di risorse naturali. E’ importante la distribuzione territoriale e sociale delle disuguaglianze e la classificazione delle stesse. Il punto cruciale è la crescente interazione tra le diverse tipologie (si alimentano a vicenda a ritmi esponenziali). La svolta epocale dell’agricoltura dovuta a diversi fattori avviene in un mondo caratterizzato da  disuguaglianze globali e povertà locali.  Sia i contadini che la terra vivono una trasformazione epocale: sradicamento delle comunità rurali nel mondo e colossali accaparramenti della terra da parte di chi non la lavora per usi sia leciti che illeciti. Nella storia dell’umanità le popolazioni rurali sono sempre state maggioritarie nel mondo: dal 2007 sono diventate minoritarie.  L’agricoltura è stata di volta in volta la causa di cambiamenti epocali (“l’agricoltura è di fatto l’invenzione umana che ha permesso la nascita della civiltà moderna”, Tom Standage 2010).

Lei, la Terra, ha subito, nell’ultimo secolo, il più insensato e violento sfruttamento delle risorse naturali non riproducibili nella storia dell’umanità. Loro, i contadini e braccianti, antichi innamorati della terra e conoscitori di sapere, capaci di prendere la stessa con le mani, senza sensori in fibra ottica, per capire il momento più opportuno per le semine, vengono emarginati e privati di futuro. Quel cordone ombelicale che ha legato, per millenni, l’uomo alla terra oggi viene strappato con modalità violente in molte parti del mondo. Nonostante i progressi degli ultimi dieci anni, che hanno consentito a oltre 350 milioni di abitanti delle aree rurali di uscire da una condizione di povertà assoluta, a livello globale la povertà rimane un fenomeno imponente e principalmente rurale: secondo il rapporto del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD)[3] , il 78 per cento del miliardo e quattrocento milioni di persone che, in tutto il mondo, vive in condizioni di povertà assoluta, risiede nelle aree rurali. La classificazione degli immigrati in Europa tra rifugiati e immigrati “economici” è surreale, strumentale e miserevole non solo sul piano politico ma anche morale. Nella tragedia dell’emigrazione, oltre ai rifugiati in fuga dalle guerre, dalle violenze  dell’ISIS, molte donne e uomini scappano dalle povertà estreme, da territori desertificati, da alluvioni drammatiche , da terre  accaparrate dalla speculazione internazionale o da terre irrimediabilmente  distrutte dallo smaltimento illecito dei rifiuti.  La verità difficile da digerire per i ricchi dei paesi occidentali è che le popolazioni ridotte allo stremo senza prospettiva di vita cercano, com’è naturale che sia, una qualunque strada per la sopravvivenza. Basti pensare alle disuguaglianze dei redditi pro-capite analizzate del Fondo Monetario Internazionale[4]: 49 Paesi su 185 hanno un reddito pro-capite superiore ai 25.000 $ (dai 132.000$ del Qatar ai 55.805$ degli USA, dai 46.893$ della Germania ai 35.826$ dell’Italia); di contro ci sono 53 Paesi su 185 che hanno un reddito pro-capite inferiore a 5.000$ annui dei quali ben 22 al di sotto dei 2.000$. Contestualmente assistiamo ad una crescente perdita di rappresentanza politica dei poveri del mondo e conseguente abbandono delle forme di contrasto alla povertà. I poveri di oggi a differenza di quelli di ieri sono ancor più senza ‘speranza’. Una rilettura del pensiero di Carlo Levi e di Manlio Rossi Doria oggi rappresenta una vera luce culturale e soprattutto politica per comprendere le nuove e drammatiche povertà rurali. La luce diventa ancora più intensa da una lettura congiunta delle opere di Manlio Rossi Doria e Carlo Levi ed anche in considerazione dei rapporti con Rocco Scotellaro. I contenuti si arricchivano di condivisioni che oltrepassavano i confini disciplinari per assumere le forme di vera e propria ‘globalità’ culturale. La letteratura ed in particolare la poesia si connettono all’analisi sociologica, all’economia agraria ed in generale alle condizioni sociali dei contadini.[5] L’attualità riguarda diversi aspetti della complessità sociale del modo globalizzato:

  1. a) l’approccio di Manlio Rossi Doria allo studio del dualismo Nord-Sud in Italia o ai dualismi territoriali (zone di osso e zone di polpa) (M .Gorgoni,2005, De Benedictis 2004)[6] rappresenta un prezioso riferimento metodologico per lo studio dei dualismi globali espliciti e nascosti e sempre più aggressivi e delle cause che li determinano. Tra le classificazioni territoriali più significative e lungimiranti che sono state formulate nel corso del tempo certamente quella dell’osso e della polpa[7], merita un’attenzione particolare. Quest’approccio, infatti, è stato fondamentale per intere generazioni di studiosi della questione agraria e meridionale, non solo italiani, perchè riusciva a cogliere ciò che caratterizzava le diversità di un sub- comprensorio territoriale rispetto ad un altro  e a porlo come base delle diversificate strategie d’intervento “Osso e polpa”, pertanto, quale metodo critico e pre condizione per la formulazione di strategie di sviluppo “su misura”, cioè calibrate rispetto ai problemi locali, e non come semplice estensione alle zone povere di quanto già praticate in quelle ricche. Oggi significa battersi contro l’esportazione nei paesi in via di sviluppo di quei modelli che hanno prodotto insostenibilità sociale e ambientale nei paesi occidentali.
  2. b) l’attenzione costante posta alle specifiche correlazioni (non solo rimesse) tra le emigrazioni [8]dal sud e il miglioramento delle condizioni sociali nelle terre di origine acquista un valore politico particolare in una fase come quella attuale dove il tema dell’integrazione e gli immigrati nel migliore dei casi è affrontato in maniera unilaterale esclusivamente in rapporto al contesto sociale di accoglienza senza un’orizzonte analitico congiunto  con gli effetti  indotti  dai rapporti degli immigrati con le terre di origine. In una indagine DOXA del 2016[9], promossa dall’Osservatorio Nuovi Italiani Etnocom – con l’intento di studiare le potenzialità per i mercati degli immigrati, visti come consumatori, emergono dati  sull’uso dei social di estremo interesse: il 74% degli stranieri in Italia si connette a internet tutti i giorni e tra le attività svolte più spesso l’83% indica proprio Facebook, a cui accede soprattutto tramite smartphone (60%). Spazio anche agli altri social, utilizzati dal 51% degli intervistati. http://www.etnocom.com.  E’ del tutto evidente che la  disponibilità di queste tecnologie  della comunicazione rimodella radicalmente i rapporti  con le terre di origini rispetto alle modalità storiche (rimesse, corrispondenza ecc.) e attiva un fenomeno di scambio di conoscenza con le comunità di provenienza. Uno scambio di idee intenso che nessun muro potrà fermare. Conversando con alcuni ragazzi proventi dal Senegal e dalla Nigeria rimasi colpito dalle domande (agronomia, attrezzature agricole) e dalle telefonate immediate ai familiari sulle possibili soluzioni ai problemi locali. Alla luce dei racconti diretti sulla terra distrutta dagli sversamenti illeciti delle società petrolifere in Nigeria  alle condizioni delle terre  desertizzate e desertificate appaiono ancor più vomitevoli i conati di razzismo (il nesso, questo si criminale, di associare la povertà alla criminalità). Il mancato riconoscimento dei rifugiati ambientali vittime dei tumultuosi cambiamenti climatici rende la parola d’ordine dei‘ rimpatri’ surreale e miserevole (rispedirli a morire nelle terre distrutte da illeciti smaltimenti dei rifiuti tossici dell’occidente o nelle  terre desertificate ?). L’emigrazione che contribuisce al riscatto delle povertà sociali delle zone di provenienza, seppur in forme nuove, rappresenta la conferma dell’ipotesi di Rossi Doria che l’emigrazione aveva contribuito a sconfiggere la povertà dei contadini del sud.  (E. Pugliese 2004)[10].
  3. c) ridiventa centrale il tema delle alleanze sociali e le visioni di Carlo Levi e Manlio Rossi Doria (tra soggetti sociali territoriali o più marcatamente secondo connotazioni di classe?)
  4. d) l’insistenza di Rossi Doria di tenere sempre stretto “ il legame diretto tra lo studio e l’ intervento, fra riflessione e azione” (Augusto Graziani 1995)[11] che risulta straordinariamente attuale nella società della conoscenza e delle inedite disuguaglianze prodotte.

Nella stessa occasione risultò particolarmente illuminante una testimonianza di Vittorio Foa [12]“ … la linea rivoluzionaria di Dorso;  ci affascinava ancora quest’idea di rottura. Contemporaneamente Manlio che pure amava Dorso e lo stimava e lo difendeva nelle sue lotte, Manlio disse una cosa nuova, disaggregò l’analisi. Ci fece capire che non c’era soltanto un elemento analitico nuovo, cioè che non è confuso in una unità indistinta e comprende tante cose diverse, c’era anche l’idea che si può intervenire. Era l’idea di un rapporto attivo con la realtà”. Proprio il bisogno di un rapporto attivo con la realtà così deficitario nella società attuale rappresenta l’attualità più evidente del pensiero di Rossi Doria.   Le visioni  di Carlo Levi e Manlio Rossi Doria e l’ arricchimento continuo, sui punti richiamati, come base per un riformismo attivo sono riscontrabili non solo dalle opere letterarie e scientifiche ma anche alle esperienze politico –istituzionale. Manlio Rossi Doria fu nominato consultore alla Consulta Nazionale del Regno d’Italia, con D.L. del 22 settembre 1945 (Gazz.Uff.n.114 del 1945) e assunse la carica di segretario della commissione agricoltura il 29 settembre 1945. Si trattò, come è noto, di un’assemblea legislativa provvisoria, non elettiva, istituita dopo la fine della seconda guerra mondiale con lo scopo di sostituire il regolare parlamento fino a quando non fosse stato possibile indire regolari elezioni politiche. La prima riunione si tenne il 25 settembre 1945 (convocata dal governo di Ferruccio Parri) e fece le veci del Parlamento fino alle elezioni nazionali del 2 giugno 1946, quando vennero eletti i membri dell’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana. Carlo Levi e Manlio Rossi Doria candidati in Basilicata all’Assemblea per il Partito d’Azione non furono eletti.  Eppure l’impegno istituzionale di Rossi Doria nella Consulta nazionale era stato incisivo e ricco di contenuti. Quell’esperienza elettorale consentì loro di intensificare i rapporti con Rocco Scotellaro e il suo straordinario impegno politico culturale  e stabilendo con esso condivisioni inedite oltre i confini disciplinari per assumere forme di affetto e amicizia.   Rocco Scotellaro muore a soli 30 anni a Portici il 15 dicembre 1953. Il dolore per la scomparsa del poeta-politico lucano segnerà nel profondo la vita di Rossi Doria e Carlo Levi. Per Carlo Levi Rocco Scotellaro rappresentava il riferimento politico per il riscatto dei contadini dei suoi romanzi, Manlio Rossi Doria era lo studioso delle soluzioni tecniche e della riforma agraria ed un anticipatore di temi come la tutela delle risorse naturali e ambientali[13].  Nel 1968 Carlo Levi viene eletto in Senato come indipendente nelle liste del Partito Comunista e Manlio Rossi Doria viene eletto senatore in Alta Irpinia con il Partito Socialista Italiano.[14] Una lettura congiunta dell’attività parlamentare di Carlo levi e Manlio Rossi Doria consente di cogliere come il lungo percorso di studio culturale e scientifico fruttifica sul piano politico–istituzionale determinava contenuti di elevata qualità di analisi e di capacità prefigurativa di processi (cultura, lavoro emigrazione, agricoltura) che troveranno sviluppo negli anni fino ai nostri giorni. Si può dire che anche se appartenenti a due gruppi parlamentari diversi della sinistra entrambi agivano in sintonia con il partito dei ‘contadini’ in alternativa al partito dei ‘luigini’[15][16]. Il riferimento ovviamente è ai contenuti (pessimismo e vitalità) dell’Orologio di Carlo Levi.[17] Come è noto l’opera è ispirata ad un orologio che si rompe e dà l’avvio alla storia di tre giorni e tre notti nel dicembre del ’45, che cambia il destino dell’Italia.  La fine del governo resistenziale di Ferruccio Parri, l’inizio della crisi dei partiti liberale e azionista, l’avvento al potere di Alcide De Gasperi e della Democrazia cristiana, e soprattutto Roma e l’Italia di allora: un complesso intreccio di avvenimenti politici e di condizioni umane dove insieme alla caduta delle speranze di cambiamento delle forze della resistenza affiorano nello stesso tempo vitalità e volontà di lotta “Ecco: i due veri partiti che, come direbbero nel Mezzogiorno, si lottano, le due civiltà che stanno di fronte, le due Italie, sono quella dei ‘Contadini’ e quella dei ‘Luigini'”. Ma non sono soltanto i contadini-contadini. Sono contadini anche quelle figure che hanno un rapporto concreto con la realtà e si sforzano di produrre e costruire un futuro.[18] “I contadini non hanno niente di tutto questo: non sanno neppure di esistere, di avere interessi comuni. Sono una grande forza che si esprime, che non parla. Il problema è tutto qui.”

Hanno vinto i luigini?

Nello scrivere questa breve nota ho consultato gli appunti di alcuni incontri  avuti con il Prof Rossi Doria sia durante la mia partecipazione al corso di specializzazione e ricerche economico-agrarie del Centro di Portici e sia negli anni successivi. Il ricordo di uno mi è rimasto particolarmente impresso: il 24 ottobre 1983.  Avevo chiesto al prof. Michele De Benedictis di verificare la disponibilità del prof. Rossi Doria a tenere una lezione sul paesaggio rurale italiano a Napoli e che in caso positivo mi rendevo disponibile a mandarlo a prendere in macchina a Roma. Accolsi felice la risposta positiva con un piccolo rimprovero del professore: ‘Vengo in treno la sera prima, non c’è bisogno della macchina!’. Concordammo che sarei passato a prenderlo alle 8.00 a Piazzetta Nilo nel centro storico di Napoli. Per paura del traffico e dello stato non eccellente della mia auto anticipai la partenza da Portici al punto da arrivare a piazzetta Nilo con largo anticipo alle 7.20. Con somma sorpresa trovai già ad attendermi il Professore con sua borsa in mano. Fui felice di abbracciarlo e chiesi: Come mai così presto? Rispose: ‘Per due ragioni: primo perché sapevo che saresti arrivato in anticipo e secondo perché è sempre piacevole respirare Napoli’. Fino alle 9.30, dopo una breve colazione discutemmo di agricoltura e della ricostruzione post-terremoto in Irpinia e Basilicata. Sia in agricoltura che per la ricostruzione, caro Professore, è troppo forte il partito dei ‘luigini’ e sempre più debole quello dei ‘contadini’. A questa mia affermazione mi guardò quasi sorpreso e mi sorrise annuendo.   Convenimmo che ne avremmo parlato dopo la sua relazione. Avevo pudore a chiedere dei rapporti intensi e complessi avuti con Emilio Sereni. Qualche ora dopo nella lectio magistralis sul paesaggio rurale parlò largamente dell’importanza storica del contributo di Emilio Sereni e dei rischi distruttivi delle cattive politiche territoriali e di abbandono delle aree interne. Dopo la lezione seguita con attenzione inusuale mi chiese ‘Come sono andato’?  Risposi con un sorriso e una parola: Grazie! Poco dopo ci avvolse un velo di tristezza ricordando le qualità scientifiche e umane di Lucio De Angelis e Vincenzo Cosentino, docenti del Centro, tragicamente scomparsi il 15 aprile del 1978 in un terribile incidente ferroviario. Riprendemmo il discorso sul terremoto. Raccontai l’esperienza del Cresm di Lorenzo Barbera e della CGIL della Campania e dei comitati popolari e dei tentativi di promuovere delle nuove cooperative.- Avevamo già avuto occasione di parlarne più volte nell’immediato post-terremoto ed in particolare ad un convegno-dibattito promosso da Giuseppe Avolio per conto della Confederazione Italiana Coltivatori (Napoli 22-23 gennaio 1981) dal titolo significativo ‘Ricostruire e innovare l’agricoltura elemento decisivo per la rinascita delle zone terremotate’.  Si trattò di una due giorni molto intensa. Relazioni e interventi ricchi di analisi e proposte dall’introduzione di Giuseppe Avolio alla relazione di Giangiacomo Dell’Angelo. Molto atteso in quell’occasione l’intervento di Rossi Doria che risultò particolarmente duro  sia nei confronti di quella sinistra non adeguatamente attenta al fenomeno emigratorio e  alla desertificazione sociale delle aree interne e sia con le organizzazioni sindacali.  In quella circostanza aveva ripreso il tema delle alleanze: “…Scherzando, ho più volte suggerito ai compagni comunisti di cambiare la nota parola d’ordine di Gramsci, che era poi quella di Gaetano Salvemini della fine del secolo. Non si tratta più qui, infatti di stringere l’alleanza tra gli operai del nord ei contadini del sud, bensì quella tra gli operai e i ceti medi delle campagne meridionali ossia una categoria sociale molto diversa in un quadro economico e sociale completamente diverso”.  Fece riferimento in quella occasione alla ricerca-inchiesta del Centro di Specializzazione e Ricerche Economico-Agrarie per il Mezzogiorno di Portici, e pubblicata da Giulio Einaudi qualche settimana prima il 17 gennaio 1981 con il titolo: ‘Situazione, problemi e prospettive dell’area più colpita dal terremoto del 23 novembre 1980.’ Per questa ricerca Rossi Doria aveva mobilitato direttamente tutti i ricercatori del Centro articolando il lavoro per temi e per zona (temi: la delimitazione del territorio, la realtà preesistente, il terremoto, l’inverno e la ricostruzione. Lo sviluppo Relazioni sulle singole zone: Alta valle dell’Ofanto , Zona montana del Termini o Alta e media valle del Calore , Alto Sele e Destra Tanagra  Zone terremotate della Basilicata). Il severo intervento di Rossi Doria provocò una reazione positiva del PCI regionale della Campania (segretario Antonio Bassolino) e della Cgil (segretario Eduardo Guarino). Si intensificarono le iniziative politiche della sinistra e la CGIL, il 19 maggio 1981, a Sant’Angelo dei Lombardi promosse una giornata di riflessione dal titolo Aree interne: riflessioni per un nuovo sviluppo agricolo’. Ho voluto richiamare queste circostanze per sottolineare la forza e la coerenza politica di Rossi Doria come vero protagonista del partito dei ‘contadini’ alternativo a quello dei ‘luigini’  e l’originalità della non separazione tra  l’agire politico e attività di studio e ricerca. Il partito dei ‘contadini’ aveva tratto oggettivi  consolidamenti dalla peculiare attività  del Centro. Sotto questo profilo molti contributi  ed in particolare quelli del gruppo di sociologia rurale: l’emigrazione, la condizione femminile ,la condizione contadina e bracciantile rappresentano una vera unicità storico-culturale. Lo studio delle diverse realtà è stata una peculiarità tecnico scientifico basata sul metodo dell’inchiesta, fortemente auspicato e definito  in particolare da Giovanni Mottura ed Enrico Pugliese[19].  Di recente Gilberto Marselli, uno dei protagonisti di quel periodo storico,  studioso e amico dei tre, ha ricordato di recente i tratti ‘contadini’ e ‘antagonisti ’ ai luigini della scuola di Portici[20] . La giornata si concluse ricordando alcune vicende come Federconsorzi rassicurandolo che avrei continuato a seguire ed a informarlo degli sviluppi. [21]

Tornando al luiginismo:“…Gramsci era un contadino che queste cose le ha pensate prima e meglio di me, ha fatto il suo partito come un partito contadino: in pochi anni è diventato un perfetto ed efficiente strumento luigino, almeno in parte. Il Partito d’Azione era un movimento contadino e, se volete, lo è ancora; ma mescolato fin dal principio da un bel po’ di luiginismo, filosofico o non filosofico; e vedrete presto che o si illuiginirà del tutto o, per sfuggire questa misera sorte preferirà sfasciarsi e scomparire. La verità è che la   forma stessa dei nostri partiti è luigina, la tecnica della lotta politica e la struttura del nostro stato sono luigine…”[22] Si tratta di una  delle più lungimiranti previsioni della crisi della politica del nostro tempo. Il pensiero  di Carlo Levi e Manlio Rossi Doria   rappresenta un riferimento prezioso in una fase di gigantesca crisi come quella attuale dove all’ insostenibilità crescente dei modelli di sviluppo del ‘900 e delle scelte tecnologiche prevalentemente orientate ai vantaggi immediati (beni economici) e rischi posticipati per le risorse non riproducibili si aggiunge una perdita di rappresentanza politica dei poveri del mondo e conseguente abbandono delle forme di contrasto alla povertà ed una crisi della politica che coinvolge nel profondo anche le forze di sinistra e di centro sinistra. Il ciclo post crisi del ’29 si basava, non solo sui ruoli equilibratori degli Stati, ma anche su un posticipo dei danni, ovvero benessere immediato e ricadute devastanti sulle future generazioni. Di fronte ad evidenti scricchiolii strutturali del sistema globale è preoccupante il vuoto. Venuta meno l’alternativa delle economie pianificate (fallite o assoggettate al modello unico del capitalismo, vedi Cina) e il contemporaneo indebolimento del modello correttivo del riformismo keynesiano, questa condizione ha determinato un vuoto di alternative culturali e politiche alle contraddizioni del capitalismo e delle società attuali. Senza nessuna pretesa di avere soluzioni alternative si può solo assumere la consapevolezza ed urgenza di ricercarla, che è già molto, ed assumere inoltre la sostenibilità come orientamento riformista profondo post-keynesiano come esigenza primaria dell’umanità. La sostenibilità produce effetti profondi sulle democrazie (costituzionalizzazione di quelle che Norberto Bobbio chiamava diritti di terza e quarta generazione) e sui sistemi locali.  Alle contraddizioni attuali della crisi  delle economie  si contrappone il massimo dell’impotenza della politica. La politica virtuale del nostro tempo, subalterna a saperi e poteri consolidati, vive la stessa frammentarietà ed evanescenza dei fenomeni di massa caratterizzati da fiammate vincenti nel breve periodo, ed oblio e sconfitte nel medio e lungo termine. Questo è il risultato dell’imperante realismo della politica attuale, appiattita sulla società e le sue forme di comunicazione di massa. L’auspicio è quello di una esigenza vitale per le forze di Sinistra di superare i vizi dilaganti di una politica spettacolo, dedita alla comunicazione ritualistica e la ripetitività e standardizzazione delle modalità di trasmissione che annullano ogni contenuto. Il livello politico dei contenuti e capacità del leader si impongono da soli. Il discorso non ha bisogno di mediazioni comunicative. Rovesciando Herbert Marshall McLuhan “il messaggio è il medium”. Ridotta a mera forma, la politica abdica al progetto, rinuncia alla fatica di cercare soluzioni e di inventare nuovi percorsi, sfugge al rischio della concretezza per appiattirsi su ruoli preconfezionati e obiettivi predefiniti. Nelle società stagnanti, con dinamiche socio-economiche deboli, le forme organizzative della politica tendono ad assumere modalità rigide e piramidali e a configurarsi secondo modelli proceduralizzati. Per queste ragioni è mia convinzione che l’attualità del pensiero di uomini come Carlo Levi e Manlio Rossi Doria  al di là del grande contributo scientifico e culturale sia particolarmente utile proprio da un punto di vista politico. La concretezza delle soluzioni come rappresentazione di un modo possibile, alimentate da un vero ‘innamoramento’, nel senso di investimento totale, anche affettivo, dell’azione che si vuole intraprendere. I contadini Levi e Rossi Doria ci consegnano una cospicua scorta di semi da piantare e diffondere per far crescere alberi con radici ben salde  nella cultura della realtà e la chioma  rivolta verso nuovi orizzonti.

Per concludere con un auspicio concreto è doveroso richiamare il nesso di ieri e di oggi che lega i contadini all’emigrazione e alla terra. “La terra comprata è carissima, hanno dovuto pagarla con tutti i risparmi di tanti anni di lavoro americano, e non è che argilla e sassi, e bisogna pagare le tasse, e il raccolto non vale le spese, e nascono i figli, e la moglie è malata, e in pochissimo tempo è tornata la miseria, la stessa eterna miseria di quando, tanti anni prima, si era partiti”. Gagliano è piena di emigranti ritornati, spesso ricaduti nella situazione di povertà in cui erano prima della loro partenza per il paradiso americano.  Per concludere ho immaginato una proposta  concreta del ‘partito dei contadini’ alternativa alla ‘proposta  oggettivamente di destra ‘aiutiamoli lì’: l’Africa dispone di 225 milioni di ettari di terra coltivabile! Potenzialmente potrebbe raggiungere 500 milioni di ettari. Questo patrimonio enorme viene sottratto progressivamente alle popolazioni rurali locali e accaparrato da multinazionali e speculatori internazionali (già acquisiti circa 80 milioni di ettari) (L ‘Italia dispone di 12,7 milioni di superficie agraria). l’alternativa è tra gli acquisti giganteschi delle multinazionali per produrre cibo da vendere in occidente o dotare di attrezzature agricole le comunità locali. In Africa i trattori agricoli sono solo il 2 per cento del parco mondiale. Invece dei muri e dei carri armati bisogna fornire direttamente alle comunità rurali aratri e trattori e attrezzature agricole in genere. I soldi? Ci sono. Basterebbe sostituire solo un po’ di carri armati con i trattori agricoli. D. Trump e  Salman in una solenne cerimonia a palazzo reale a Riad in Arabia Saudita il 5 maggio 2017 hanno sottoscritto  un accordo secondo il quale  L’Arabia Saudita comprerà armi e sistemi di difesa dagli Usa per 110 miliardi di dollari. L’obiettivo però è ancor più ambizioso, ed è quello di arrivare alla cifra record di 350 miliardi di dollari in dieci anni. Per quanto concerne la povertà l’unica strada è quella di imporre la soluzione a chi produce povertà. Come? Forse con una proposta universale da imporre a tutte le imprese di un prelievo di scopo obbligatorio di contrasto alla povertà (altro che tassare i robot o indistinti e generi appelli ad abbassare le tasse per tutti!). I poveri abbandonati a se stessi “ non consumano”e non creano mercato. Il contrasto attraverso la fiscalità generale dei singoli Paesi è reso impossibile dai debiti pubblici accumulati e dalle destinazioni spesso obbligate dei bilanci pubblici.  Ridistribuire la ricchezza. Il capitalismo ha prodotto disuguaglianze e ad esso bisogna imporre il riequilibrio. I poveri non possono aspettare. Più tasse ai ricchi!

 “Lo Stato è l’incarnazione della carità ,e il suo dispensatore: e la sparge sui propri membri, sui funzionari, sui parenti, sugli amici, su coloro che direttamente o indirettamente ne vivono. Prima Carita Sincipi Tabego –disse Carmine (Rossi Doria). Andrea ( Valiani) rise . Proprio così ,riprese. Grande poeta Il Belli! Prima Carita Sincipi Tabego: parole sante! Dovrebbero essere scritte sul frontone di tutti gli edifici pubblici.”[23]

 

 

Il vuoto di elaborazione politica all’altezza dei tempi e delle contraddizioni del mondo contemporaneo provoca un rinnovato ‘rifugio’ politico nelle religioni e riesplodono fondamentalismi e poteri in grado di ‘usarli’. Ogni religione afferma che l’unico Messia vero ė il suo e gli altri sarebbero falsi. Ciò vuol dire che l’umanità è divisa tra quelli che seguono un Messia vero e quelli che seguono un Messia falso. Viene spontaneo rivolgersi a quello Vero di porre fine alle tremende tragedie dei nostri giorni. Se invece le divinità non sono altro che invenzioni dell’uomo per alleviare la consapevolezza della morte, allora l’appello è da rivolgersi direttamente agli uomini: se per paura della morte vi siete spinti ad inventare l’aldilà avete una ragione in più per amare la vita! (la vostra e quella degli altri).

[1] Cfr. Cfr. Ulrich Beck La società globale del rischio Asterios, 2001.

[2] Cfr. L. Gallino Globalizzazione e disuguaglianze Edizione, Collana, Economica Laterza Bari ,2009

[3] Cfr. Rapporto IFAD ( International Fund for Agricultural Development)  sulla Povertà Rurale 2014. http://www.ifad.org/.

[4] World Economic Outlook Database, April 2016.

[5] Una delle poesie più belle di Rocco Scotellaro ‘Noi non ci bagneremo’   rappresenta un lampeggiare straordinario sulla vita dei contadini e braccianti di ieri   come dello schiavismo rurale degli immigrati di oggi vittime del caporalato e delle forme più vergognose di sfruttamento in condizioni vita assolutamente disumane.

Noi non ci bagneremo sulle spiagge

a mietere andremo noi

e il sole ci cuocerà

come la crosta del pane.

Abbiamo il collo duro, la faccia

di terra abbiamo e le braccia

di legna secca colore di mattoni.

Abbiamo i tozzi da mangiare

 insaccati nelle maniche

delle giubbe ad armacollo.

Dormiamo sulle aie

attaccati alle cavezze dei muli

Non sente la nostra carne

il moscerino che solletica

e succhia il nostro sangue.

Ognuno ha le ossa torte

non sogna di salire sulle donne

che dormono fresche nelle vesti corte.

 

[6] Cfr. M. de Benedictis “la polpa e l’osso” cinquant’anni dopo in

QA Rivista dell’Associazione Rossi-Doria  n°2 FrancoAngeli , 2004.

[7] Cfr. M. Gorgoni La polpa e l’osso, scritti di Manlio Rossi Doria su agricoltura risorse naturali e

Ambiente  (a cura di), L’Ancora del Mediterraneo, Napoli, 2005

[8]  Sui rapporti tra emigrazioni e immigrazioni, Franco Calvanese ed Enrico Pugliese,  hanno aperto una stagione di studi di grande importanza. In particolare: E. Pugliese e D. Sabatino Emigrazione e Immigrazione in Campania Guida Editore ,Napoli 2005;F.Calvanese  L’Italia tra emigrazione e immigrazione FILEF ,Roma, 1987; F. Calvanese e E. Pugliese  la presenza straniera in Italia: il caso Campania. FrancoAngeli 1990.

[9] Etnocom è la prima e unica agenzia di comunicazione etnica in Italia.

Dal 2006 studia gli stili di vita e di consumo degli immigrati, etnia per etnia, città per città, per offrire alle Aziende e alle Istituzioni un nuovo target di consumatori.

 

[10] Cfr. E. Pugliese ‘La storia in un campo arato’ ,Il Manifesto, 12.03.2004.

[11] Cfr. A. Graziani in ‘atti del convegno sul decennale della morte di Manlio Rossi Doria,” La formazione dell’economista agrario del XXI secolo’. Centro di Specializzazione e Ricerche Economico- Agrarie per il Mezzogiorno, Portici (NA), via Università 100. 1995. Pag.162.

[12] Op. cit.  pag.31

[13]  Cfr. M. Gorgoni La  polpa  e  l’osso,  scritti  di  Manlio  Rossi  Doria  su  agricoltura  risorse  naturali  e  ambiente

, QA La Questione Agraria, n.3, , 2005  nonché  gli interventi di Rossi Doria  nella Commissione Speciale sui problemi ecologici del Senato ( Manlio Rossi Doria membro(Membro dal 22 giugno 1971 al 24 maggio 1972).

[14] Insieme a Teo Ruffa e con il supporto degli addetti alla biblioteca della Camera dei Deputati sono stati raccolti tutti gli atti relativi all’attività parlamentare di Manlio Rossi Doria (Consulta Nazionale e Senato: 5° e 6° legislatura). Oltre alla partecipazione  all’8ª Commissione permanente (Agricoltura e Foreste):(Membro dal 5 luglio 1968 al 26 febbraio 1969

Presidente dal 27 febbraio 1969 al 27 ottobre 1970 Membro dal 28 ottobre 1970 al 28 ottobre 1970 Presidente dal 29 ottobre 1970 al 24 maggio 1972) è da sottolineare la partecipazione alla Commissione speciale per i problemi ecologici,(Membro dal 22 giugno 1971 al 24 maggio 1972) e alla Giunta consultiva per gli affari delle Comunita’ Europee(Membro dal 24 luglio 1968 al 24 luglio 1968 Vicepresidente dal 25 luglio 1968 al 28 maggio 1969).

 

 

[16] Il termine’ luigini’, com’è noto, Carlo Levi si riferiva alla personalità di don Luigino, il maestro di scuola, segretario del fascio e podestà di Gagliano (Aliano) pe i suoi comportamenti ricchi di mediocri opportunismi piccolo borghesi con tutte le sue miserie e i suoi complessi di inferiorità.

 

[17]   Come è noto alcuni protagonisti nell’Orologio come Carmine Bianco era in realtà Manlio Rossi-Doria e Andrea Valenti era Leo Valiani. Zoppicavano tutti e due. Andrea Valenti (Leo Valiani) era stato ferito a una gamba nella battaglia della fine di aprile e ricominciava appena ora a camminare, reggendosi a un bastone col puntale di gomma. L’altro, Carmine Bianco, zoppicava solo nei giorni di pioggia, per una vecchia frattura a un piede, di molti anni prima. «Carmine [Rossi Doria] era piccolo, e squadrato come un contadino; qualcosa di contadinesco aveva anche nel viso, giallo come l’argilla, e precocemente rugoso, nella luce un po’ fissa e paziente degli occhi, nella lentezza dei movimenti, nei vestiti scuri e trasandati, nelle inflessioni ostentatamente dialettali del parlare, di un dialetto indeterminato, misto di romanesco, napoletano e pugliese.

[18]

[19] Una  definizione  puntuale dell’inchiesta è  di Enrico Pugliese pubblicata sul Manifesto del 14 maggio 2014 in occasione della scomparsa di Vittorio Rieser :- ‘..L’inchiesta non è uno dei possibili metodi di analisi sociologica. La sua caratteristica principale consiste nel particolare modo di porsi nei confronti del tema della ricerca e dei soggetti sociali che ne sono coinvolti. Essi non rappresentano “l’oggetto di ricerca” ma le persone, i lavoratori, gli operai dei quali si vuole conoscere gli orientamenti, le convinzioni e i bisogni per produrre insieme a loro rivendicazioni sindacali, politiche e sociali.

[20] Cfr. Gilberto Antonio Marselli, Mondo contadino e azione meridionalista. L’esperienza del Gruppo Rossi-Doria a Portici Editoriale Scientifica, 2016.

 

 

[22] Cfr. Carlo Levi L’orologio pag. 190-191

[23] Cfr. Op, Cit pag. 191.

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